Entrambi i genitori e i fratelli più grandi, tutti sostenitori dei ciclisti dell’epoca. Gimondi, Adorni, il grande rivale straniero Merckx, tifo in casa e il processo alla tappa un appuntamento fisso.
Ma quando il Giro d’Italia passava vicino a casa, per la grande arteria che collega Mestre a Treviso, allora era festa, festa grande. Alla mattina presto si prendeva postazione al lato della strada alberata. Nel frattempo si discorreva, si giocava, invadendo anche la carreggiata.
Poi cominciavano a passar le moto, si scrutava allora in fondo alla strada, si vedeva aumentare il fermento e l’attesa.
Quasi inaspettatamente, tempo l’attimo di un fulmine, ecco il gruppo, le bici sfrecciavano attaccate una all'altra, tanta attesa e in un minuto era già passati tutti. Battimani e saluti urlati. La festa in un attimo era già volata da un’altra parte.
Stamattina in centro cittadino, nessun sprint, solo un giro coreografico. La gara sarebbe partita poco dopo, sempre su quella strada dritta di allora.
