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domenica 23 maggio 2010

il Giro

Entrambi i genitori e i fratelli più grandi, tutti sostenitori dei ciclisti dell’epoca. Gimondi, Adorni, il grande rivale straniero Merckx, tifo in casa e il processo alla tappa un appuntamento fisso.
Ma quando il Giro d’Italia passava vicino a casa, per la grande arteria che collega Mestre a Treviso, allora era festa, festa grande. Alla mattina presto si prendeva postazione al lato della strada alberata. Nel frattempo si discorreva, si giocava, invadendo anche la carreggiata.
Poi cominciavano a passar le moto, si scrutava allora in fondo alla strada, si vedeva aumentare il fermento e l’attesa.
Quasi inaspettatamente, tempo l’attimo di un fulmine, ecco il gruppo, le bici sfrecciavano attaccate una all'altra, tanta attesa e in un minuto era già passati tutti. Battimani e saluti urlati. La festa in un attimo era già volata da un’altra parte.
Stamattina in centro cittadino, nessun sprint, solo un giro coreografico. La gara sarebbe partita poco dopo, sempre su quella strada dritta di allora.


giovedì 29 aprile 2010

soffio


Ritornano come le nuvole
i ricordi più lontani

Si inerpicano come piante di edera
e catturano i pensieri

Portano nostalgie e mancanze
che non si riempiono

Durano poco le tristezze profonde
e lasciano solo un soffio di vento tiepido

lunedì 22 giugno 2009

pasta e fagioli

fagioliMi piacciono i fagioli e in questa stagione li compro spesso, anche solo lessati e con la cipolla sono molto buoni.
Ma la pasta e fagioli è squisita.

destegolareOggi mi siedo fuori con i miei fagioli da destegolare e mi torna in mente il cortile di casa mia quando ero piccola, mia madre che sgranava i fagioli o i piselli raccolti nell'orto e io, con i cuginetti, ad aiutarla, meglio a giocare, erano tanti i fagioli che cadevano per terra che alla fine mia madre ci mandava a giocare altrove, sfinita. Era periodo già di vacanza e si stava fuori tutto il giorno e anche la sera, giochi, passeggiate, chiacchere, corse, missioni impossibili, vivevo in campagna e cose da scoprire e da esplorare ce n'erano moltissime. Stare seduti a sbacellare i fagioli ci piaceva ma per circa dieci minuti e poi come tutti i bambini, le gambe cominciavano a scalciare.
Ora invece questa attività mi rilassa, mi piace e mi distende.

fagioli
Una volta sgusciati i fagioli li metto in pentola coperti d'acqua con cipolla, carota e sedano tritati, un foglia di alloro, che poi mi ricordo di togliere e lascio cucinare per quasi un'ora.
Assaggio se i fagioli sono ben cotti e ne tolgo con la casseruola un bel piatto, nel frattempo passo al minipimer i rimanenti e aggiungo pancetta a dadini precedentemente cotta e pasta corta, a me piacciono i ditalini rigati, volendo son buoni anche con la pasta fresca a pezzi.
Rimetto in pentola anche i fagioli interi e lascio cucinare la pasta al dente.
Aggiungo l'olio EVO, metto nei piatti ma prima di mettersi a tavola apettiamo 10 minuti, la zuppa si solidifica un pò e il gusto ne guadagna...

pasta e fagioli

sabato 13 giugno 2009

incontro mancato

Erano gli anni della contestazione e Padova, città universitaria, ne era pervasa.
Arrivò alla stazione e la prima impressione era quella di essere in città.
Mestre poteva ancora considerarsi quasi un paese in confronto e Venezia non aveva proprio le caratteristiche della città moderna, così anomala e unica.
Doveva sostenere la prova scritta di un concorso pubblico, aveva l'indirizzo ma nessuna idea di dove andare.
Così, chiedendo a destra e a manca, camminando a suo parere per un tratto interminabile, arrivò a destinazione. Già molti giovani affollavano l'entrata, si infilò anche lei timidamente, fino ad occupare un posto in un'aula enorme piena di gente.
Le cose sembravano andare per le lunghe e i malumori crescevano. Il chiasso diventava sempre più forte. Lei, piccola, estranea, timida e sola, cercava di capire qualcosa e osservava.
C'erano molte persone più grandi, alcuni cominciarono a protestare, si stavano agitando e presero in mano la situazione. Gridavano che questo concorso era un farsa, che bisognava contestarlo, che dovevamo andarcene per protesta. Altri strillavano il contrario, che bisognava farlo, che era per un posto di lavoro.
Alla fine tutti urlavano compresi i commissari.
Si voltò e dietro a lei una ragazza un pò più grande con un sorriso le chiese: "Vieni con me? andiamocene"
Lei ricambiò il sorriso, non aspettava altro.
Passarono tutto il giorno assieme, passeggiarono per Padova e poi tornarono a Venezia.
Al tramonto stavano ancora alle Zattere, sedute su uno scalino a mangiare un panino e a parlare di tutto.
Si scambiarono il numero di telefono.
Qualche volta la incontrò felice con il suo fidanzato, radiosa.
Anche allora la promessa di telefonare.
Ancora una volta la incrociò di sfuggita, solo un saluto veloce.
Ora spesso incontra lui, da solo.
Ha perso il suo numero e non si sono mai scambiate una telefonata.