Anche ieri ho avuto l'ennesima conferma.
Pomeriggio tranquillo all'iper "di fiducia", casse che vedo già in lontananza abbastanza scorrevoli, in fase di avvicinamento rapida ed esperta valutazione della cassa più veloce e repentina decisione di affrontare la numero 3.
C'è un cliente che sta imbustando, dietro a lui solo una anziana signora con il cestino mezzo vuoto.
Sono convinta di aver fatto la scelta giusta e anzi mossa da inconsueta gentilezza aiuto la signora a impilare il cestino.
Il conto della donna è per l'esattezza di 16 euro e 39 centesimi ed ecco che estrae il portafoglio.
Da quel preciso momento sento che il mio ottimismo si è già tramutato in inizale fastidio.
Prima tira fuori due banconote da cinque euro. E fanno dieci. Poi, nell'ordine: due pezzi da dieci centesimi. E fanno dieci e venti. Poi ancora, due monetone da due euro. E fanno quattordici e venti. Poi due monetine da cinque cent e una da un centesimo. Quattordici e trentuno. Poi, nell'ordine, una moneta da cinquanta cent, un euro, un altro cinquanta cent. E fanno sedici e trentuno. Ancora otto cent. E' fatta, ho pensato.
Di centesimi ne contiamo in coro (la vegliarda, la cassiera e la sottoscritta) due e due che fa quattro. Più uno. Più uno. Totale: 16,37.
- Niente, cara. Non ci arrivo con gli spicci.
Il che farebbe anche tenerezza, se non fosse che, con una nonchalance da fare invidia, a quel punto caccia dal portafogli, come fosse la cosa più naturale, uno di quei foglietti che vanno sotto il nome di Banconote da Venti Euro...
A parte l'adorabile anzianotta, che in cuor mio ho perdonato, uscendo mi son detta: questi luoghi della modernità, dove il consumismo e l'approvvigionamento collettivo sono momenti di vita massificata, riescono in realtà a imbarbarirti e a metterti in contatto con la tua parte bestiale più nascosta ... e a fare di te una potenziale killer di "innocue" vecchiette...
Pomeriggio tranquillo all'iper "di fiducia", casse che vedo già in lontananza abbastanza scorrevoli, in fase di avvicinamento rapida ed esperta valutazione della cassa più veloce e repentina decisione di affrontare la numero 3.
C'è un cliente che sta imbustando, dietro a lui solo una anziana signora con il cestino mezzo vuoto.
Sono convinta di aver fatto la scelta giusta e anzi mossa da inconsueta gentilezza aiuto la signora a impilare il cestino.
Il conto della donna è per l'esattezza di 16 euro e 39 centesimi ed ecco che estrae il portafoglio.
Da quel preciso momento sento che il mio ottimismo si è già tramutato in inizale fastidio.
Prima tira fuori due banconote da cinque euro. E fanno dieci. Poi, nell'ordine: due pezzi da dieci centesimi. E fanno dieci e venti. Poi ancora, due monetone da due euro. E fanno quattordici e venti. Poi due monetine da cinque cent e una da un centesimo. Quattordici e trentuno. Poi, nell'ordine, una moneta da cinquanta cent, un euro, un altro cinquanta cent. E fanno sedici e trentuno. Ancora otto cent. E' fatta, ho pensato.
Di centesimi ne contiamo in coro (la vegliarda, la cassiera e la sottoscritta) due e due che fa quattro. Più uno. Più uno. Totale: 16,37.
- Niente, cara. Non ci arrivo con gli spicci.
Il che farebbe anche tenerezza, se non fosse che, con una nonchalance da fare invidia, a quel punto caccia dal portafogli, come fosse la cosa più naturale, uno di quei foglietti che vanno sotto il nome di Banconote da Venti Euro...
A parte l'adorabile anzianotta, che in cuor mio ho perdonato, uscendo mi son detta: questi luoghi della modernità, dove il consumismo e l'approvvigionamento collettivo sono momenti di vita massificata, riescono in realtà a imbarbarirti e a metterti in contatto con la tua parte bestiale più nascosta ... e a fare di te una potenziale killer di "innocue" vecchiette...
